“Prize” Plymouth – Stage (2)
18 aprile 2011 alle 10.49 | Pubblicato in I ragazzi di Forlì, Plymouth | Lascia un commentoSaibu Yoada è un altro dei superstiti del progetto “Prize”, che lo ha portato ad affrontare uno stage di due settimane in Gran Bretagna.
Se dico 12 marzo 2011, cosa ti ricorda?
Il 12 marzo io ed alcuni miei compagni, quelli premiati per il progetto “Leonardo-Prize”, ci siamo trovati con i professori Superga e Sansoni per partire verso l’Inghilterra assieme ai ragazzi della sede di Cesena.
Praticamente dietro l’angolo…
Abbiamo preso l’aereo a Bologna (BritishAirways), all’entrata dell’aereo c’erano due hostess che ritiravano i biglietti e salutavano molto velocemente con “welcome”; saliti, io mi sono seduto dal lato del finestrino, perché la prima volta che aveva preso l’aereo mi era piaciuto guardare dall’alto. La partenza è stata molto brusca e fastidiosa, ma quando si è per aria si viaggia sereni. Viaggiare in aero non è affatto pericoloso, anzi è molto divertente; quando decolla magari non tanto, poi durante il viaggio si sta bene, anche se bisogna obbligatoriamente allacciare le cinture di sicurezza qualche volta passano per dare uno spuntino e qualche bevanda.
A Londra tutto a posto?
Dopo un viaggio di due ore e mezza l’aereo era pronto per l’atterraggio (anche questo molto brusco) all’aeroporto di Londra Gatwich, davvero stupendo. Al controllo documenti ci siamo divisi in europei comunitari ed extracomunitari, io nel secondo gruppo ho trovato una signora che verificava facendomi domande in inglese, ma erano semplici quindi ho avuto conferma e ho raggiunto il resto del gruppo. Ci siamo avviati verso Plymouth con un pullmino, anche qui l’autista parlava inglese e noi studenti non capivamo niente: per fortuna ci hanno soccorso i professori. Dopo cinque ore di viaggio, alle 20.30 siamo arrivati dalle famiglie ospitanti, che ci hanno portato a casa con delle strane automobili.
Cioè?
A differenza di qua, gli inglesi guidano a sinistra e il cambio è a destra: se non sei abituato è meglio abituarsi in fretta! Poi i semafori hanno un ordine diverso, si accende il giallo anche alla fine del rosso così si è pronti a partire.
Vabbè, parliamo un po’ di lavoro.
La mia azienda era la WS Industrial, ero con il mio compagno Marco e il primo giorno è stato un vero disastro: abbiamo avuto difficoltà nel trovarla, chiedevamo informazioni a quasi tutti i passanti ma ce ne davano di sbagliate; alla fine lo abbiamo trovato, ma ci hanno spedito alla TellUs, la scuola dove seguivamo i corsi d’inglese. Lì abbiamo conosciuto il nostro supervisore Paul, una persona molto “funny”, divertente e simpatico; con lui abbiamo lavorato tutte e due le settimane.
Non avrete solo lavorato, spero.
Quasi. Una giornata tipo era:
- lavorare dalle 9 e mezza alle 16;
- tornare a casa, farsi velocemente una doccia, cenare e prendere il bus (che poi, gli autobus non sono diversi da quelli che ci sono in Italia anche se possono essere a due piani; quando entri in autobus bisogna pagare se non hai il biglietto, 2 pound per i bambini e 4 pound per i grandi, noi avevamo un abbonamento fatto dal TellUs, e c’è sempre abbastanza silenzio, non come in Italia);
- seguire i corsi d’inglese al TellUs alle 19.
I corsi d’inglese erano divertenti perché si provava a costruire dialoghi e si conversava; tra l’altro, dopo il test d’ingresso per vedere i nostri livelli, ci hanno diviso in due classi, ma alla fine si affrontavano gli stessi argomenti.
E nel fine settimana (scusa, nel “week-end”), cosa facevate?
Il fine settimana abbiamo visitato alcuni paesi: per esempio, a Tintagel abbiamo visitato il castello del Re Arthur (Re Artù), è stata una piacevole passeggiata perché ci siamo divertiti.

Non poteva mancare la tipica cabina telefonica inglese, non del tipo usato da Superman (che infatti era americano).
Cosa ti ha colpito di più nelle differenze tra Italia e Inghilterra?
Mi ha colpito la differenza nell’ordine delle città: le case sono tutte piccole e unite e le numerazioni in fila. Un’altra cosa sono le scale, tutte piccole e attaccate, difficili da scalare. Gli inglesi sono abbastanza puliti, come in Italia, ma qualche carta per terra c’è. Sono molto severi, insistono nelle regole: ad esempio, i minorenni possono stare fuori fino alle undici di sera invece per i maggiorenni fino a mezza notte. La sera qualche volta vedi gente ubriaca che ride e dondola per strada.
Ci concedi qualche considerazione conclusiva su questa rara esperienza?
Questo progetto è stato molto importante perché ho accresciuto la mia esperienza, nel senso che ho conosciuto una nuova cultura e mi ha dato tante idee per il mio futuro.
Lascia un commento »
RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI
Lascia un Commento
Blog su WordPress.com. | Theme: Pool by Borja Fernandez.
Voci e commenti feed.


